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日志


2008/4/29

History Channel

Il sito di History Channel, la tv che si occupa per l’appunto di storia, ospitava ieri una rivelazione sensazionale: «28 aprile 1945. Mussolini impiccato in piazza a Milano». E subito dopo: «Mussolini e la sua amante Claretta Petacci furono fucilati a Milano da una folla inferocita, impiccati per i piedi ed esposti al mondo». Suona davvero sorprendente che una folla inferocita possa fucilare qualcuno. Linciarlo magari sì. Lapidarlo, pure. Ma la fucilazione presuppone un minimo di calma e di ordine. Inoltre un fucilato, essendo già morto, non può più essere impiccato. Semmai appeso. Si tratta comunque di quisquilie tecniche. Quel che conta è che tutti noi abbiamo creduto per sessant’anni alle atroci menzogne dei libri di storia, che collocavano (e ancora collocano, gli infingardi) la morte di Mussolini e della Petacci a Giulino di Mezzegra, in provincia di Como. Da lì, ci hanno raccontato, i loro corpi furono poi trasportati a Milano in piazzale Loreto per la macabra esposizione.
Ora History Channel (dico History Channel, mica Tele Pietanza International) smaschera l’atroce complotto. Centinaia di testimoni oculari hanno mentito spudoratamente. Mussolini non si mosse mai da piazzale Loreto. Anche il famoso e inafferrabile «oro di Dongo» sarà dunque nascosto lì, sotto le rotaie del tram. History Channel ce lo rivelerà il prossimo 28 aprile. Nel frattempo ci ha aiutato a risolvere un altro mistero. Ricordate quel manager della Telecom che credeva che Napoleone avesse vinto a Waterloo? Finalmente sappiamo da quale sito aveva attinto l’informazione.

2008/4/28

the sound of silence

come ogni volta che si volta pagina ed è tutta bianca, arriva il momento del panico davanti a quel bianco bagliore. ma è anche il momento delle emozioni vere. chi l'ha detto che soltanto una pagina piena fitta di parole e segni possa trasmettere qualcosa?! questa pagina bianca mette ansia, è vero, ma anche tanta voglia di avventura e curiosità e sommovimento ormonale di quelli da paura!!

oggi c'è solo una idea a risuonare come mantra nella mia mente ed è riferita al fatto che non ho voglia di rincorrere nessuno....ora voglio farmi conquistare dal mood attorno e dalle persone. mi sento estremamente ricettivo e sensibilizzato, quindi devo stare attento al gioco delle curiosità morbose e ai bisognosi di nave scuola ( che assolutamente devono stare lontani da me!! ).

tante, tante cose sono successe in questi giorni che mi hanno confermato ciò che dicevo ieri sera ad un amico: a volte ci fossilizziamo con la nostra attenzione sulla caccolina mentre ci dimentichiamo dell'universo che ci sta attorno...

e voglio farmi travolgere dalle stelle in questa primavera/ estate: si salvi chi può!!

avrò moltissimo da fare nei prossimi 40 giorni e il poco tempo libero uscirò spesso, accetterò inviti ( per una volta non voglio farne io!!A bocca aperta), starò in mezzo alla gente, annuserò e toccherò e gusterò ... Animoticon

sapete come cercarmi.

vi voglio  bene

2008/4/25

risvegli

intero pomeriggio e serata passate al telefono ... dopo settimane di silenzio, ansie, rimorsi, rancori, insonnie, le due persone che hanno causato tutto ciò hanno deciso di farsi sentire ... tattiche, strategie, è sempre quello il problema. aspettare settimane sperando in un ridimensionamento della mia incazzatura, calcolando giorni e intensità... io non vivo così ed è per questo che stamani sono incavolato ancor di più.

dicevo ieri sera a un mio nuovo amico che ho sempre pensato alla mia vita come ad un libro aperto, i cui spazi bianchi fossero intesi come spazi da riempire di persone e storie, aperto a quelli capaci di leggere quel libro e scrivervi qualcosa. un libro aperto come il pensiero e la filosofia che vi sono dietro. e invece mi ritrovo ancora a sfogliarlo e scoprirvi ogni tanto macchie brutte di sostanze poco identificabili. sono deluso. incazzato.

ora parto e, al di là degli ulteriori minuti lunghissimi di altri chiarimenti , penso mi aspettino giorni belli in famiglia, il calore di un capitolo aperto anni fa e mai chiuso dei miei amici di sempre.

un abbraccio agli amici di qua, un grazie a chi in questi giorni mi è stato vicino con discrezione e senza giudicare.

ogni volte presento domanda di trasferimento poi accade che incontro qualcuno che mi convince del contrario...segni del destino?

2008/4/24

Povero Padre Pio

Molti credenti che non credono più ai dogmi, o li ignorano, o li hanno dimenticati, continuano invece a credere appassionatamente nei corpi. Nel corpo vivo del Papa, accolto ovunque da folle assai più numerose di quelle che frequentano le chiese. E nei corpi sepolti dei santi, riesumabili a richiesta come Padre Pio, che da oggi viene esposto allo sguardo dei devoti e delle televisioni.
Fatto salvo il rispetto per il frate e i suoi seguaci, a lui legati da un rapporto non liquidabile con la mera superstizione, resta l’enormità del fenomeno: riportare alla luce un cadavere e offrirlo all’appetito adorante di una massa di fedeli e di curiosi. Gli antichi Egizi, sapienti mummificatori e popolo più spirituale del nostro, ci prenderebbero probabilmente per sacrileghi.
Gli atei parlano con troppa superficialità di ritorno al Medioevo, mentre non esiste evento più contemporaneo di questo. L'esibizione del corpo. Non accade di continuo sui muri, per la strada e dentro i tanti schermi da cui osserviamo il mondo (e lui osserva noi)? La magia dell’allusione che evoca senza rivelare sembra essersi smarrita nei gorghi della nostra accidia esistenziale spacciata per bisogno incessante di emozioni violente e tangibili.
Lo spacco appena accennato di una gonna lunga ha ceduto il passo ai fili interdentali che avvolgono le vallette televisive. Al cinema, la goccia di sangue nel vano della doccia di Psyco, che terrorizzò una generazione, è stata sostituita da scene di ordinaria macelleria che non inquietano più nessuno. E i partiti, come le imprese, si riducono sempre più spesso al culto del capo, del campione, del leader. Sono la sua faccia, i suoi vestiti e i suoi amori che vengono vivisezionati e ritenuti l’unica cosa che valga davvero la pena di comunicare.
Tutto è corpo perché tutto va mostrato. Nella civiltà dell’immagine si crede solo a ciò che si vede, dato che vedere costa minor fatica rispetto a leggere, pensare, immaginare. Le due grandi disperse della nostra epoca senza sogni sono la fantasia e la logica: entrambe infatti sanno nutrirsi di suggestioni astratte e non hanno bisogno di umanizzare forsennatamente ogni concetto e ogni sensazione.
E poi la forma umana allontana dal trascendente, tanto che molte religioni non la contemplano. Invece il Cristianesimo ha puntato su di essa fin dalle origini. Quando San Paolo, che tra le altre cose fu un pubblicitario strepitoso, impostò l'intero suo apostolato intorno alla resurrezione non solo delle anime ma anche dei corpi. E quanti cattolici, ancora adesso, nell'ammirare i capolavori della Cappella Sistina pensano che Dio assomigli davvero a quel vecchio signore con la barba: adorabile in quanto tale e non in quanto Dio, stato di coscienza senza forma né materia.

2008/4/15

La democrazia non è un format televisivo

E adesso, cari giornalisti dell’«Economist» e dintorni che consideravate l’Italia un caso clinico? Siamo diventati europei persino noi. Una campagna elettorale noiosa, quindi autenticamente democratica. Votazioni senza incidenti. Neanche un bidone della spazzatura trasformato in seggio o una bufala di scheda travestita da mozzarella. All’ora di cena il capo della coalizione perdente aveva già ammesso la sconfitta e telefonato al capo di quella vittoriosa per le congratulazioni di rito, mentre i segretari dei due partiti di sinistra spappolati dagli elettori si dimettevano con effetto immediato, senza finte né scuse. Dalla legge elettorale più brutta del mondo è uscito un Parlamento dove, al posto dei soliti ottantacinque clan, siederanno quattro soli gruppi parlamentari. Sulle piazze e nelle redazioni dei giornali non si respira l’aria degli eventi epocali e nemmeno l’adrenalina dell’incertezza che nel 2006 tenne tutti svegli fino alle tre del mattino. I vincitori esultano senza maramaldeggiare. Gli sconfitti si preparano con dignità alla traversata del deserto. E l’ex e futuro capo del governo è un normalissimo leader che non ha legami con potentati economici, meno che mai nel settore nevralgico della comunicazione…
Va bene,  nel finale mi sono lasciato un po’ prendere dall’entusiasmo. Mettiamola così. Dopo quelli del Grande Fratello e dei Cesaroni, abbiamo comprato all’estero anche il format della democrazia. E lo abbiamo adeguato alle nostre esigenze, inserendo la figura, per noi indispensabile, del padrone.

2008/4/13

Scalfari docet...

Oggi possiamo
cambiare il Paese

di EUGENIO SCALFARI

SOLE e nuvole si alternano nei cieli d'Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d'inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell'anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di speranze e di risultati.
Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo elezioni. Quale che sia l'esito, vinca l'uno o l'altro dei due principali competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i problemi di fondo che incombono sull'Italia, sull'Europa e sul mondo intero.
Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall'irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua legittimità, quello dell'anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno.
Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un'analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l'autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia?

La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d'aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all'avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare.
L'esperienza dei due anni passati, durante i quali l'opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla "spallata" per sgominare l'esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell'avversario.
Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una "mission impossible": fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese.
In realtà - chi lo conosce bene lo sa - non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell'anima, venditore nell'anima.
Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l'ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana.
Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il "récit" del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l'aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti.
Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale.
Lui non se n'era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l'indebito spettacolo è stato oscurato. Quest'episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali.
L'Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione. "Unfit". Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. "Unfit". Inadatto. Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei.
Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: "unfit", inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea.
Ci sono infinite altre prove della sua "unfitness" oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa.
Sappiamo anche che Dell'Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all'estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell'imbroglio ma Dell'Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l'ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all'estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura né il ministero dell'Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. "Unfit".
Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall'Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa.
Sostiene anche di aver realizzato il suo "contratto con gli italiani" per l'85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall'abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte.
"Unfit". Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L'altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché - dice lui - ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto.
Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L'altro ieri l'Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. È proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare.
Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l'altro. Ma al Senato questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché questa è la regola in democrazia.
Veltroni ha proposto un patto di "lealtà repubblicana" che significa un'opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l'azione del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta.
Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l'aveva fischiato.
Disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". È la terza volta che la cito perché descrive splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare.
Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un'Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché è questo il vostro giorno.
(13 aprile 2008)

2008/4/11

Morire prof

Gli adolescenti hanno eletto a primo eroe della loro generazione un professore americano di 47 anni, malato terminale di cancro. Come mai? Certo, l’Ultima Lezione con cui Randy Pausch si congedò in aula dai suoi studenti, e della quale i ragazzi di tutto il mondo si scambiano su Internet il testo e le immagini, è semplicemente straordinaria (in questo caso l’avverbio vale anche più dell’aggettivo). Certo, in ottanta minuti di monologo non troverete un solo secondo in cui il prof condannato a morte si lamenti del suo destino. Certo, quell’uomo conosce l’arte di essere ironico senza diventare grottesco e profondo senza diventare palloso. Certo, è un morto che parla della sua vita e dei desideri d’infanzia realizzati da lui e realizzabili da tutti.
Certo, le sue ultime parole racchiudono il segreto dell’esistenza: «Se vivrete nel modo giusto, i sogni verranno da voi». Ma eccoci al punto: le avesse dette un altro, per esempio un politico, pensate che adesso i ragazzi se le rimpallerebbero forsennatamente sul web? Le avrebbero sepolte sotto uno sbadiglio abulico, come fanno con quasi tutto quanto provenga dal mondo degli adulti. Se credono in Pausch, è perché ai loro occhi quel prof in fin di vita risulta autorevole. Non autoritario. Autorevole. I giovani non sono affascinati dalle sue parole, ma dal suo esempio. E’ il coraggio di mettersi in gioco che rende autentico anche il resto, comprese le parole.
Il bello della vita è che si può essere autentici persino da sani. Perciò non sarebbe poi male se l’Ultima Lezione del professor Pausch, oltre che da milioni di ragazzi, venisse letta dai loro genitori. E dagli altri prof.

2008/4/6

Verdi

C’è il verde prato, il verde pisello, il verde bottiglia, il verde smeraldo, il verde bandiera e il verde marcio.

2008/4/4

strozziamo lo strozzaprete

madò Tommy, quel piatto di strozzapreti pomodorini penduli funghi porcini e salsiccia era buonissimo ma per digerirlo me ce vò una settimana.....

2008/4/3

C'era una volta

C’era una volta un bellissimo paese dove la gente viveva felice, i salari e le pensioni erano alti, le tasse e i prezzi bassi, tutti lavoravano e nessuno era precario, ognuno aveva una casa, i malati (pochissimi) venivano curati subito, gli stranieri erano buoni e onesti, l’aria era pulita, non esisteva la mafia, i bambini giocavano nei prati e non piangevano mai. Ti è piaciuta tesoro? Moltissimo zio Walter.

2008/4/1

Elena mi ha fatto un regalo

serata da 10 e lode piena dell'amore possibile e della simpatia di questo mondo, naturalezza e passione,e  follia possibile, due avventori nel ristorante tra i piùI IN di rimini a fingersi turisti rumena/spagnolo e l'arrivo a sorpresa ( bella sorpresa organizzata da Elena) di Beppe e Samuel...un regalo a me, e il compleanno da festeggiare era il suo. Io ho pagato la cena ( roba da lasciarci lo stipendio...vi giuro...) ma ne è valsa assolutamente la pena...e la notte continua... qui a casa mia....cazzo mi manchi stanotte ma non posso farci niente, la vita va avanti....ubriaco ma felice domani mattina nn so cosa combinerò a lavoro...ma sicuramente non piangerò più.