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日志


2009/5/31

all’aria

mando all’aria stamani te, gli anni di promesse non mantenute, di tempo che non mi hai dedicato, di respiri non condivisi, di disponibilità a senso unico, di bugie-sotterfugi-fughe-alibi.

mando all’aria te col il tempo di vita non condiviso  , mando all’aria il tuo bisogno ossessivo di via di fuga, la tua ipocrisia borghese.

mando all’aria il tuo attuale senso di smarrimento alla notizia del mio trasferimento in altra città: al solito hai bisogno di sapere solo che ci sono …

mando all’aria sta incazzatura da appena sveglio per puntare avanti, la prua ben puntata, l’orizzonte sempre più vago, pronto ad un altro viaggio.

ho bisogno di spazi nuovi da esplorare, dentro e fuori.

ho bisogno di non sentirmi intrappolato in una asfissiante sensazione di incompletezza, di incompiuta pulsione.

va' all’aria va'!!

2009/5/30

Fai da te

Ho una pessima notizia da darmi. Con la crisi tornano in auge i lavori manuali. Chi non può più permettersi di accendere un mutuo per pagare un idraulico strappa alle ragnatele il libretto di istruzioni in tedesco e riprende contatto con la spigolosa fisicità della sua lavatrice. È il rilancio della civiltà della concretezza. È il recupero dell’autosufficienza e dell’autostima. È il disastro per chi, come me, non sopravvivrebbe più di due ore a un camping con i boy scout di Franceschini. Forse un giorno scriverò «Lo zen e l’arte del rammendo del calzino», ma intanto dovrei smetterla di dissanguarmi l’indice ogni volta che tento di infilare il filo nella cruna dell’ago. Siamo all’inizio di una nuova selezione naturale e so di figurare nella lista dei brontosauri. Se avessi una figlia di diciotto anni, anziché la velina le suggerirei di fare la sartina: c’è maggior richiesta e minore concorrenza.
Nei Paesi anglosassoni il fai-da-te è già un filone televisivo: dal grande fratello al piccolo chimico. Non mi avranno come finalista. Mi consolo con le avventure altrui: ho un amico con due lauree che ha impiegato tre ore e ventotto minuti per collegare il «decoder» al televisore. Quando cominciava a sentirsi un inutile agglomerato di libri, ha tirato una botta contro l’apparecchio e quello, inopinatamente, si è messo in azione. Mi ha confessato di essere stato pervaso da una sensazione molto maschia. La stessa che provò il mio antenato a Neanderthal nell’istante in cui, dopo aver ustionato tre mogli e altrettante suocere, riuscì finalmente ad accendere il fuoco.

2009/5/12

articolo di moni ovada

Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto “sicurezza” non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale. Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su di un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio della condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera. Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio. Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina ed orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie. Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati, ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia. Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo, gasato da un “ego” ipertrofico. Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.

Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.

( articolo di Moni Ovadia sull’Unità del 9 maggio 2009 )

2009/5/5

il cinque di maggio

Lei fu. Siccome celibe - dopo il nuzial raggiro - stette Berlusca immemore - curvo sul suo Tapiro.
Gentile Cavaliere senza dama ma giammai sotto scacco, se riproduciamo con qualche aggiustamento la prima strofa dell’ode dedicata al suo predecessore corso, non è solo per rendere omaggio al teatro Manzoni di sua proprietà: quel tal Sandro autor di un romanzetto ove si parla di promessi sposi (e mai una volta di divorziati, che bigotto). La vera ragione che ci spinge a entrare in concorrenza con il vate Bondi è il desiderio di scongiurare la sua deriva a sinistra. Sua non di Bondi, che a sinistra ci è già stato una volta da giovane e ha promesso di non farlo mai più. Sua di lei, gentilissimo Cavaliere con tante dame a prova di smacco. Come ha potuto contrarre il virus comunista della dietrologia? Per anni ha ironizzato sull’abitudine dei rossi di immaginare complotti alle loro spalle. E adesso ci tocca sentirla dire che la decisione di sua moglie sarebbe stata ispirata da un sobillatore, da un Grande Vecchio che manovrando gli umori biliosi della signora punterebbe a danneggiare lei, l’Eterno Giovane. Davvero pensa che dietro la fine di una relazione, che a quanto ci è dato di capire era finita da un pezzo, possa esserci un intrigo politico? Davvero pensa che le spettatrici del Tg4 smetteranno di votarla perché una donna che hanno sempre trovato antipatica si accinge a chiederle gli alimenti? Davvero pensa che quegli smemorati degli italiani, quando fra un mese si andrà alle urne, ricorderanno ancora questa storia? Ai poster l’ardua sentenza.