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日志


2008/8/27

27 agosto

Non esistono eventi ma pensieri e le difficile svolte del cuore, il suo lento imparare ad amare e chi amare. Il resto non sono che storie e pettegolezzi per altri momenti.
Annie Dillard, Holy the firm.

2008/8/22

Le saline

è vero, le vacanze finiscono. ma è anche vero che queste non sono state vacanze e basta, sentivo da tutto l'inverno che stava per avvenire, che quella tensione era travaglio e questa estate ha prodotto un altro passo in avanti nella mia evoluzione personale fatta di consapevolezza e felicità.

Lo so, le notti da oggi non saranno più le stesse, e neanche le stelle e il mare e i tramonti, non avrò più i tramonti sulla distesa delle saline, non avrò più gli stessi risvegli col sorriso già in bocca.

si rientra nei ranghi e nel ruolo. essere e dover essere.

un sms ha già fatto scorrere la prima lacrimuccia del rientro che dice " questa terra e questo mare della tua amata terra perdono uno dei granelli di sale più lucenti con la tua partenza , non lasciarti consumare dalle intemperie della vita come quelle antiche sculture di sale che a te tanto piacciono"

Grazie Max, di cuore e con il cuore.

dasvidania a tutti.

2008/8/9

Un giorno speciale per una persona speciale

auguri . non mi dilungo oltre perchè sai l'affetto profondo fatto di cuore e ormoni e vita condivisa che costruiamo da qualche tempo, o almeno ci stiamo provando.

buon compleanno

                 compleanno

2008/8/5

Ipocrisia missina

Sono completamente d’accordo a metà con il senatore-capo Maurizio Gasparri, che invita gli atleti italiani a emulare le Pantere Nere delle Olimpiadi sessantottine di Città del Messico, «compiendo sul podio di Pechino un piccolo e pacifico gesto simbolico che ricordi al mondo quanto accade in Cina e a causa della Cina». Superato lo sbandamento revisionista che procura l’evocazione positiva dei pugni chiusi di Carlos e Smith da parte di un ex missino, bisogna riconoscere che lo sport è davvero il regno dell’ipocrisia.
Le federazioni accettano senza una piega di trasformare i loro atleti in cartelloni pubblicitari ambulanti, ma si ergono indignate a difesa della purezza dell’ideale olimpico quando nei paraggi, anziché uno sponsor, passa la politica.
Se uno dei nostri campioni, salendo sul podio per ritirare la medaglia, decidesse di dar retta al senatore Gasparri, verrebbe immediatamente squalificato ed espulso dal Villaggio. I regolamenti trattano l’anticonformismo come una sorta di doping ideologico. Sventoli in faccia ai fotografi la sciarpa tibetana? Fuori. Fai «ciao» alle telecamere con le lettere di T I B E T tatuate sui polpastrelli della mano? Fuori. Tiri giù lo zip della tuta per mostrare una maglietta di «Nessuno tocchi Caino» contro la pena di morte? Fuori.
Ora, con tutta la fatica che un atleta deve accumulare per salire sul podio di Olimpia, e con tutte le medicine che deve ingurgitare o rifiutarsi eroicamente di prendere, mi dite come gli si può chiedere di rinunciare alla vittoria per «un piccolo e pacifico gesto simbolico»? È vero che il sacrificio sportivo sarebbe ampiamente ricompensato dal tripudio mediatico: tutti i giornali del mondo riporterebbero in prima pagina l’immagine della sua sfida al regime cinese e al ritorno in patria ci sarebbe la coda di conduttori televisivi ad aspettarlo sotto la scaletta dell’aereo. Però è anche vero che non si può ulteriormente mortificare De Coubertin, trasformando la sua celeberrima frase in: «L’importante non è vincere, ma partecipare ai talk show».
Se lo sport è il regno dell’ipocrisia, la politica ne è l’impero assoluto. Prima di chiedere agli atleti di rinunciare a una medaglia per amore della libertà, forse il senatore Gasparri farebbe meglio a dare l’esempio. Proponendo al suo collega di partito Frattini, che guiderà la nutrita delegazione-vip di «Io c’ero» alla cerimonia inaugurale, di equipaggiarsi di sciarpa tibetana. O di scriversi T I B E T sui polpastrelli delle mani. O di mettersi la canotta di «Nessuno tocchi Caino» sotto la grisaglia. Troppo comodo far gravare sulle spalle di ragazzi di vent’anni il peso di una situazione ambigua che gli adulti hanno fin qui tranquillamente accettato, combinando affari con quello stesso Paese che ora gli atleti, e soltanto loro, dovrebbero contestare in mondovisione.

I Barbari. saggio sulla mutazione

"Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna." (Alessandro Baricco)