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    11/2/2009

    puntata 3 serie UK queer as folk...

     
    10/27/2009

    uno dei miei telefilm preferiti: Torchwood!

     
    10/23/2009

    La povertà

    A Napoli un bambino è morto a sei anni di povertà. Veniva dall’isola di Capo Verde, ma sapeva già leggere e scrivere in italiano. Era educato, ordinato, molto pignolo, dicono le maestre. Amava il disegno e sognava di fare l’ingegnere. Si chiamava Elvis, come l’eroe del rock. Lo hanno trovato per terra, in una stamberga di venti metri quadri, i polmoni intasati dalle esalazioni di un piccolo braciere. Da quando l’Enel aveva staccato la corrente che alimentava la stufetta elettrica, quel fuoco improvvisato e velenoso era diventato l’unica fonte di riscaldamento di tutta la famiglia. Non c’era altro calore, non c’era più cibo. Ed Elvis se n’è andato così, addosso alla madre agonizzante, la testa appoggiata al ventre da cui era uscito sei anni prima per la sua breve e infelice partecipazione alle vicende del pianeta Terra. Mi sento totalmente inutile, come essere umano, perché mi tocca ancora raccontare storie del genere, nel mio evoluto Paese. Ci riempiamo la bocca, io per primo, di parole superflue. Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti. Persone come la mamma di Elvis, che fino all’ultimo ha provato a raggranellare onestamente qualche soldo per la stufetta, andando in giro a fare le pulizie. Il Bene ieri ha perso di brutto. L’importante è rendersene conto, non distrarsi, non rassegnarsi, organizzare la riscossa. Anche per Elvis, che tornerà a trovarci ogni giorno, sulla faccia di tanti bambini uguali a lui.
    10/14/2009

    la faccia feroce dell’italia ( Miriam Mafai)

    ECCO una buona notizia per coloro che, in un'Italia che si è fatta sempre più incattivita e feroce, si muovono ogni notte, come cani da caccia, alla ricerca di una vittima da insultare, picchiare, trascinare per terra, sputacchiare, calpestare. Una vittima colpevole di una sua presunta "diversità". Una buona notizia, insomma per quanti hanno imparato e hanno in serbo gli insulti più volgari da buttare in faccia a coloro che, uomini o donne, hanno abitudini e tendenze sessuali diverse da quanti si definiscono "normali".
    Questi presunti "normali" si appostano nelle strade frequentate da gay o lesbiche, li aspettano all'uscita dei locali da loro abitualmente frequentati, li inseguono, li insultano, li picchiano, abbandonandoli poi sanguinanti per terra. In questi ultimi giorni è accaduto più di una volta, in molte nostre città. È successo ancora a Roma, nella notte tra lunedì e martedì, in pieno centro, dove due presunti "diversi" sono stati lasciati a terra, sanguinanti, da un gruppo di teppisti "normali".
    Ecco dunque per questi presunti "normali" una buona notizia. Alla Camera ieri è stato affossata una legge contro l'omofobia che, prima firmataria Paola Concia del Pd, inseriva tra le aggravanti dei reati, "fatti commessi per finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa". Era una buona legge. Flavia Perina, del Pdl, me ne aveva parlato recentemente, come di una legge che avrebbe dimostrato la possibilità di operare insieme, maggioranza e opposizione, per affrontare e risolvere problemi condivisi, superando il clima di feroce contrapposizione che caratterizza ormai da tempo la nostra vita politica.
    La legge sembrava poter arrivare al traguardo. E invece no. Con un asse tra Udc e quasi tutto il centrodestra, è stata dichiarata l'incostituzionalità delle norme, seppellendo definitivamente il testo di legge. Se e mai un provvedimento contro l'omofobia rivedrà la luce, dovrà essere un disegno di legge nuovo e dovrà ricominciare l'iter dall'inizio. Tempi biblici, dunque.

    Non tutta la maggioranza, tuttavia, si è prestata all'affossamento. Nove deputati, cosiddetti "finiani" hanno votato contro il rinvio della legge in Commissione Giustizia. Tra questi Flavia Perina, Italo Bocchino, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni. E altri deputati del Pdl si sono astenuti. Tra questi Giulia Buongiorno, presidente della Commissione Giustiziasi, Elio Vito e Gianfranco Rotondi. Anche l'opposizione, tuttavia, ha dovuto registrare la sua defezione. Ancora una volta l'on. Paola Binetti ha preso le distanze dal gruppo cui appartiene e votando con la maggioranza, ha provocato una dura reazione di Franceschini.
    La fine di questa legge rappresenta, lo dicevamo all'inizio, una buona notizia, forse addirittura un incoraggiamento, per coloro che di notte vanno a caccia dei "diversi" in un paese che si va facendo sempre più incattivito, volgare e feroce. Forse la cultura della tolleranza, del rispetto degli altri, una cultura che qualcuno liquida sprezzantemente come "buonismo" è già perdente nel nostro paese. Ma sarà sempre più difficile vivere, convivere in un paese che faccia della "caccia al diverso" uno sport diffuso e vincente.

    10/6/2009

    risvegli

    se fossi un pellerossa, sì un indiano d'america, sioux, navaho, cheyenne, cherokee, apache o quant'altro, oggi questo sarebbe stato il mio nome. Vi capita mai di alzarvi così?? Alzarvi anche se potreste rimanere a letto perché non avreste null'altro da fare? Quando potreste girarvi tranquillamente dall'altra parte e riprendere il sonno, ma vi sentite costretti alzarvi ugualmente perché anche stare sdraiati a letto vi da fastidio? Vi crea ansia e un senso di soffocamento? In giorni così non vi resta altro che alzarvi e naturalmente lo fate col piede sbagliato. Per qualche minuto vi aggirate nervosamente per la casa, prendete il giornale ma lo gettate subito sul divano dopo uno sguardo superficiale sulla prima pagina, già le immagini presenti vi creano fastidio. Preparate una colazione con quella vaga sensazione dentro che vi manchi qualche cosa, che avete qualche cosa di importante da fare ma che vi sia sfuggito completamente dalla memoria. Così mentre trangugiate velocemente una tazza di caffè latte o di the con quattro biscotti, rimuginate in modo sconclusionato su quale sia la vostra posizione nel mondo, nella vita, senza arrivare da nessuna parte e la vostra sensazione di inutilità aumenta. L'aria all'interno dell'appartamento si fa pesante, irrespirabile e la considerazione che avete di voi stessi sembra assottigliarsi sino a svanire involandosi da sotto lo spiraglio della porta. Uscire, occorre uscire. Una corsa in bagno per una veloce lavata di faccia, niente barba, chi se ne frega, l'amor proprio sta parcheggiato altrove. Ci si veste con quello che capita sotto mano, si raggiunge il garage, si sale in macchina e sempre rimuginando vagamente su qualcosa di non ben definito si giunge alla periferia del paese, dove alle pendici dei monti, si snoda addentrandosi nei boschi il percorso vita. Parcheggiate l'auto, calzate un paio di scarpe da trekking sempre disponibili all'interno del baule e vi incamminate. Quasi di corsa vi addentrate velocemente nel bosco, con passi affrettati e brevi, come se dentro voi esistesse la necessità impellente di raggiungere quel pensiero perso nei meandri della memoria ed in pari tempo la paura di potersi smarrire lungo quella strada. Il respiro, affannoso pesante, quasi a scatti, segue il ritmo dei passi. Poi senza una ragione apparente lo sguardo inizia un percorso nuovo e diverso, si addentra nel bosco e si distrae, scrutando fra tronchi di pini, castani e cespugli. Scorge all'interno di una radura un ultimo ciclamino autunnale, ci si sofferma. Lo sguardo si fa più attento ed ecco accade che alla base di un tronco fra ciuffi d'erba appaiano, improvvisi quasi per miracolo, dei piccoli bianchi funghi. Là più avanti, proprio ai lati del sentiero, dei verdi ricci colmi di castagne non ancora mature caduti prematuramente dai rami. Lo sguardo spazia all'interno di quel verde e di quelle onbre, un altro fiore, delle bacche, qualche mora, una lucertola che furtiva fogge al vostro arrivo fra un leggero frusciare di foglie ed una variopinta farfalla volteggia in modo ineguale attirando l''attenzione. Il passo cambia, rallenta di ritmo e si allunga di portata, seguito dal respiro che si fa lento, profondo e misurato. Sul volto si disegna una smorfia che a tutta l'aria un sorriso sognante, e quel pensiero fuggente, quello che era causa dell nostro fastidio, della nostra ansia. Quello che si rincorreva nervosamente quasi fosse una verità perduta ed ineluttabile, scompare , cessa di esistere, forse perché non è mai esistito. Ci si ritrova così a camminare dentro al bosco quasi chiedendosi come ci si sia giunti, quale sia stata la ragione che ci abbia spinto a farlo, senza trovare una risposta, felici comunque di averlo fatto.
    9/18/2009

    Il virus…

    Devo confessarvi un disagio che mi auguro sia anche vostro: ho contratto il virus dell’influenza V. La malattia si manifesta con attacchi di nausea e scatti di insofferenza ogni volta che mi imbatto nei due bacilli V: violenza e volgarità. La lettura dei quotidiani, con quella sequela di insulti e allusioni senza ironia, abbatte già di primo mattino le difese immunitarie. E la situazione peggiora nel corso della giornata, quando vedo i corpi delle donne esibiti in tv senza rispetto, quando sento le persone urlare e aggredirsi a vicenda per il puro gusto di coccolare il loro ego confuso, quando mi rendo conto che i valori - ebbene sì - borghesi che mi furono inculcati da piccolo (fra i quali la tolleranza e un pizzico di ipocrisia) non hanno più corso in una società che esalta come sinceri i comportamenti esibiti, tracotanti e settari. Ad aggravare i sintomi del male c’è la sensazione che quello fuori posto sia io, incapace di schierarmi o di qua o di là, perché di qua c’è gente di cui mi vergogno e di là gente di cui non mi fido. Mi sembra che questa vergogna e questa sfiducia siano monopolio di una minoranza, accerchiata da due eserciti di fanatici assertivi che anziché i propri talenti esibiscono le miserie altrui, rinfacciandosele a vicenda.
    Uno dei due eserciti è oggi più violento e volgare, ma questo non basta a trasformare la mia resistenza etica ed estetica nella condivisione di un progetto alternativo che appare troppo simile all’altro. Proverò a guarire con le uniche medicine che conosco: l’amore, la musica e la letteratura. Se qualcuno conoscesse un vaccino migliore, me lo faccia sapere.

    Perchè???

    Ogni tanto mi piacerebbe che la politica fosse come l’Inter: zeppa di stranieri. Meglio se tedeschi e scandinavi. Burocratici, slavati, seri. Che noia meravigliosa. E invece eccoli, i nostri ragazzi. Arrivano al Parlamento Europeo di Strasburgo e danno subito spettacolo. Dibattito sull’immigrazione: il capogruppo dei democratici alza la mano e denuncia il governo dell’Italia, cioè del suo Paese. Stupore fra gli eletti delle altre nazioni, ancora affezionati a concetti desueti come la dignità nazionale. Ma niente paura, l’esponente del Pdl chiede la parola e rimbecca il suo accusatore. I colleghi abbassano il volume della traduzione simultanea e si chiedono: questi italiani, le magagne di portineria non potrebbero risolverle a casa loro?
    Certo, ma va detto che all’estero c’è molto più gusto. Infatti non è finita: si alza un certo Rivellini, punta il mite Barroso appena rieletto e attacca la serenata: «L’aggia vutato presidente ’e tutta all’Europa, pure do Sud, pecché ’o Sud sta miezzo ’o Mediterraneo». Barroso smanetta sull’auricolare e come lui qualche centinaio di deputati, ma la traduzione dal napoletano non è contemplata. Neanche l’accompagnamento al mandolino, che pure sarebbe stato molto più gradito. Tutti sorridono. Tutti scuotono la testa. Tutti ci considerano una banda di estrosi (eufemismo), degna di essere governata da chi, con loro sommo e reiterato stupore, ci governa. Eppure non è questa l’immagine che gli italiani danno di se stessi quando vanno all’estero da dipendenti o imprenditori. Perché solo in politica dobbiamo farci ridere dietro? Pecché? Pecché?

    9/10/2009

    un necrologio d’amore

    Credo non ci sia maschio, anche se di successo e rosolato allo spiedo delle telecamere, che non sogni di essere ricordato dalla sua donna nell’ora della propria morte con queste parole: «Hai avuto una vita splendida e io sono così fortunata che l’ho condivisa con te. Grazie. Ti amo». È il testo con cui Daniela Zuccoli ha salutato il marito Mike Bongiorno dalla pagina dei necrologi del «Corriere». Un testo asciutto e perciò così commovente. Qualsiasi uomo che alla fine degli esami ottenga una pagella simile dalla persona che ha amato potrà ben dire di non aver vissuto invano. È come se dopo la grappa, i prosciutti e le pellicce, Mike (cui ci vollero tre matrimoni prima di trovare quello giusto) avesse deciso di congedarsi con un’ultima fenomenale televendita dedicata alle coppie. A quelle fisse, stabili e ancora innamorate, nonostante tutto. Che non inseguono più le emozioni ma i sentimenti, e quindi non fanno notizia, ma fanno la vita e la costruiscono insieme, un giorno dopo l’altro.
    L’amore di coppia non va «per la maggiore», avrebbe detto lui. Non fa vendere giornali, se riguarda i vip, e non alimenta pettegolezzi, se riguarda i nostri amici. È un elemento statico in un mondo che il mercato vorrebbe in movimento perpetuo. Inoltre è un mestiere faticoso, impone rinunce e compromessi continui, e presenta il conto a milionari e poveracci, senza distinzioni. Non prevede ricompense né riconoscimenti ufficiali. Solo due righe di necrologio e la sensazione di essere un po’ più vicini degli altri al cielo.

    9/4/2009

    i sogni ritrovati

    Il mio sogno strozzato di bimbo era di montare sul primo treno diretto a Chissadove. Lo sta realizzando in mia vece Toby Field. Toby è un moccioso inglese di quattro anni che ogni tanto scappa dalle sottane della madre, sgambetta fino a una stazioncina del Kent e monta sul primo treno diretto a Chissadove. Lo ha già fatto quindici volte e quindici volte lo hanno bloccato i ferrovieri, ai quali egli si rivolge con educazione per chiedere un biglietto e avere informazioni sul viaggio. Rimane sempre deluso. Essendo adulti, ne sanno molto meno di lui: oltre il finestrino vedono prati e fabbriche, mentre per Toby ci sono mari tempestosi e vascelli in fiamme. Alla stazione successiva lo fanno scendere e accomodare in sala d’attesa per dare il tempo all’ansimante mamma Kirstie di venire a riprenderselo. La povera donna ha paura del giorno in cui il figlio perderà l’innocenza e da poeta si trasformerà in ladro: appena incomincerà a nascondersi ai bigliettai, quello a Chissadove è capace di arrivarci sul serio e anche di perdercisi. Così da qualche tempo in tutte le stazioni del Kent, accanto alla foto della regina Elisabetta, campeggia quella di un moccioso di quattro anni: chiunque lo veda aggirarsi su un treno è pregato di fermarlo.
    Ho il cuore spaccato. Mi immedesimo nell’ansia della madre, però immagino anche quanto sia bello essere Toby. Alla sua età l’importante non è ancora arrivare, ma mettersi in cammino. La meta del viaggio rappresenta solo lo stimolo per partire. E chi incomincia presto a cercare ciò che ama, finirà quasi sempre per amare ciò che trova.

    8/25/2009

    ciao rimini

    E' tutto il giorno che ricevo sms, email, telefonate commosse, grate, commoventi : non ho parole, credetemi non ho parole per ringraziare io per tanta stima e tanto affetto.
    ebbè, è una decisione che ho rimuginato per anni. L'ho meditata e mi sono messo alla prova. Un trasferimento sarebbe stata una scelta irrevocabile e irreversibile. Una assegnazione provvisoria di un anno mi è sembrata la scelta migliore: provare per poi decidere. Chi mi conosce bene, chi mi frequenta sa dei dubbi, delle perplessità, delle incertezze , di alcuni episodi della vita privata e non che mi hanno portato a questa decisione. Si è chiusa una fase della mia vita, lunga e importantissima. In questo momento l'emozione, l'entusiasmo, il pensiero alle tante cose da sistemare prima della partenza bloccano il normale flusso delle parole - a vrò sicuramente modo e tempo di scriverle con calma, di riflettere, di ricordare. Non si rompe nulla, nulla termina, semplicemente cambia e i cambiamenti non mi spaventano : i rapporti validi si consolideranno , quelli che valevano poco svaniranno nel nulla. Resterà, comunque, la stima e - per moltissimi di voi- l'affetto costruito in questi anni. Ci sono delle persone in particolare che devo ringraziare e lo farò in privato. Io terrò la casa a rimini, ci verrò spesso. Ovviamente se vi trovate a passare per la mia amatissima e bellissima puglia fermatevi a salutarmi, sarete sempre ben accolti come è nello spirito e nella indole mia e della gente delle mie parti. Nessun luogo è mai veramente lontano. Avrei voluto organizzare qualcosa per salutarvi tutti, magari ritrovarsi tutti insieme a bere qualcosa, ma non c'è più tempo, ho appreso del trasferimento oggi e dopodomani vado via. E moltissimi di voi li ho visti sicuramente in una delle tantissime cene a cui ho partecipato tra maggio e luglio.Mi tengo queste due serate per sana vita mondana, voglio partire allegro.
    Venite ogni tanto nella pagina del gruppo, vi terrò aggiornati .frequentate il mio blog . Sentiamoci. Non perdiamoci. Siamo delle belle persone, porto via questo bellissimo ricordo di voi: delle belle persone.
    E, al solito, ci sarò come ho cercato sempre di esserci se avrete bisogno di me.
    Mi mancherete.
    Vi voglio bene, semplicemente.
    E questo è solo un ciao,un arrivederci.
    grazie ancora di tutto

    8/23/2009

    Eterno agosto

    L’opportunità di appoggiare i pensieri al fresco di una moratoria ventosa che consentisse un po’ di frescura al cervello, questa neverending summer non ce l’ha voluta accordare. Per questo, l’estate, le sue vacanze, i suoi rari sgocciolii, come gutta a incavare marmo, ci picchiano nella testa assordandoci di dubbi.
    Dove dobbiamo rientrare, chi ci accoglierà con un bentornato, chi rivedremo e chi sarà lontano senza traccia? Non c’è nessuna fretta per le risposte. Semmai un po’ di paura. Non abbiamo voglia di panorami tipo day after. Poltrone vuote, saracinesche sigillate, delusioni dense, testi scolastici con la ruggine impilati e irraggiungibili, cromature opacate, rincaro del pane e delle Rolls Royce, felicità annebbiate, sogni invecchiati e futuro con la muffa. Meglio prolungare il rifugio indolente e rovente delle ferie.
    No, non c’è bisogno né di esotico né di agro-turistico e neppure di idroscalico. È sufficiente tener conto di ferie mentali. Piuttosto che rischiare la reale sconsolatezza è meglio fingere amnesie e confusioni. Agosto finirà verso Natale. Si può cominciare ad acquistare qualche addobbo e qualche dono a buon mercato, dato lo sbilenco fuori stagione.
    Ese qualche irrispettoso chiacchierone vi informasse del proseguire inesorabile del calendario annunciandovi le partite clou del campionato e i palinsesti di tutte le formidabili, analogiche, digitali, rettali, prostatiche, vannamarchiane televisioni, portate pazienza. Si può confidare in alcune speranze: che il cervello rimanga conficcato in deliziose sabbiature o che, almeno, la velocità del controesodo sia perfettamente lenta anche senza motivi di traffico. Un Tropea-Amburgo in quattro o cinque mesi, un Lignano-Bologna in tre, un Fregene-Roma in due. Naturalmente casello-casello. Sembra che il 2009 non abbia esaurito tutti i problemini. Per il 2010, però, qualcuno ha la giuliva mansione di cercare di convincerci che ci sarà il boom, soprattutto per l’Italia. Non ci sarà più il G8, bensì il G1. Non vi sto a dire il perché. A noi basta aspettare la fine di questo maledetto caldo africano, qualche «Porta a porta», e zac, ci siamo! Al brindisi di Capodanno e non ci sarà neppure bisogno di augurî.
    Ma com’è allora che a me pare di stare su un aereo che ha raggiunto la velocità di stallo? E com’è che mi pare di non sentire alcuno scricchiolio del carrello che annunci il vagheggiato atterraggio?

    8/22/2009

    sonetto XVII Neruda

    Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
    o freccia di garofani che propagano il fuoco:
    t'amo come si amano certe cose oscure,
    segretamente, tra l'ombra e l'anima.

    T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
    dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
    grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
    il concentrato aroma che ascese dalla terra.

    T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
    t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
    così ti amo perché non so amare altrimenti

    che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
    così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
    così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

    7/30/2009

    30 luglio 2009

    Ho rubato le mie passioni

    E le ho spente in un posacenere

    Ho camminato per Parigi con i pugni chiusi in tasca

    E i pantaloni gonfi

    Mi sono divertito quando si è trattato di respirare

    Guardando poi

    Ciò che restava dietro le finestre

    Mi sono consumato occhi, naso e mani

    Ho fatto l'amore a Venezia, Napoli e Copenaghen

    Ho fatto l'amore con Milano

    Ho giocato il mio sorriso

    E l'ho perso

    Mi sono fatto biondo inseguendo la gioventù

    E ho perso la gioventù inseguendo le bionde

    Sono entrato nei mondi paralleli

    Sono uscito dal tunnel della vanità

    Mi sono creduto Dio

    E Dio ha creduto in me

    Mi sono drogato e ubriacato

    Solo per avere qualcosa da dire

    Ho speso tutto perché non avevo niente

    Ho creduto nei giorni dispari perché amo le differenze

    Ho amato odiare perché ho odiato amare

    Ho giocato a scacchi con la morte

    E mi sono sentito un re

    Mi sono avanzati tre giorni e sono risorto

    Ho avuto ragione e ho avuto torto

    Ho vissuto le cose altrui

    Sono perché sono nato maschio

    Ho avuto il tempo e l'ho ammazzato

    Ho avuto il resto ma mai la mancia

    Mi sono piegato in due

    E ho ricominciato da tre

    Ma non ho mai smesso di piangere...

    dal ridere

    7/22/2009

    lettera aperta a una amica

    Carissima, ho letto e riletto la tua email e cercato di capire a fondo la storia che mi hai raccontato e ti giuro mi è sembrato proprio di sentire la tua voce che me la leggeva…Non hai abbinato la canzone alla storia, ma il riferimento è talmente univoco che lo agiungo io: Mi sono innamorata di te, versione al femminile del capolavoro di Luigi Tenco, nell'interpretazione di Ornella Vanoni. «Mi sono innamorata di te perché non avevo niente da fare e adesso…».
    E adesso, cara amica, siamo nei guai. Guai grossi. Ti sei innamorata perché «di giorno volevi qualcuno da incontrare e di notte qualcosa da sognare». Ma il sogno è finito e la vita ti ripropone l’eterna giostra di amori che, dopo l’esplosione iniziale, cominciano a perdere energia fino ad assomigliare sempre di più alla storia assopita da cui avrebbero dovuto tirarti fuori. Perché non siamo più capaci di far evolvere l’emozione in sentimento? L’emozione è una scossa di adrenalina: superficiale, violenta e breve. Quando ci manca, non possiamo farne a meno. Ma appena ne siamo posseduti, non siamo capaci di gestirla con il necessario distacco.

    È tale l’importanza che diamo alle emozioni che quella splendida parola, distacco, nel linguaggio comune è diventata sinonimo di freddezza o insensibilità. Niente di più falso: il distacco è la capacità di mantenere il controllo di se stessi per possedere la vita senza esserne divorati. Poiché però continuiamo a dirci che è una cosa brutta, e soprattutto impossibile, restiamo prigionieri nel gorgo di illusioni che la nostra mente ha creato.

    Quanto la fai lunga, starai pensando. Senza passione non si vive, e quando un matrimonio si trasforma in un surgelato, è umano cedere all’attrazione di chi ci fa sentire ancora giovani e belle, salvo poi scontarne l’inesorabile retromarcia in tre mosse: ti adoro, ti adoro ma non lascio mia moglie, non ti adoro più.

    Lo so, la faccio lunga, a costo di diventare antipatico. Ma spesso la noia, anzi LA NOIA, non dipende solo dal partner, ma dalla nostra incapacità di riempirci la vita con un progetto, un traguardo, una missione. Non farti illusioni, la parabola che hai vissuto con il tuo amante si ripeterà con il prossimo, e con il prossimo ancora. Perché il problema si trova dentro di te. Sei tu che stai male, e stando male continui ad attrarre persone che ti faranno del male, magari dopo averti illusa per un po’. Persone che si specchiano nei tuoi problemi e te li restituiscono ingigantiti. Guarda caso non hai trovato un single o un divorziato, ma un uomo occupato come e più di te, che oltre a un coniuge aveva anche dei figli.

    Mi sono innamorata di te, finiva la canzone, «e adesso non so neppur’io cosa fare. Di giorno mi pento di averti incontrato. Ma la notte io ti vengo a cercare». Forse è arrivato il momento di iniziare a cercare la persona giusta: te stessa. Smettila di scappare, inseguendo storie a tempo determinato. Cercati meglio nel tuo cuore. Chiediti perché non riesci ad amare l’uomo che hai sposato e che, stando alle tue parole, ti ama e ti desidera ancora, pur senza i batticuori del fidanzamento e con una cecità emotiva che lo induce a scambiare le tue lacrime per congiuntivite. (Nota per i maschi di qualsiasi età: quando la vostra donna ha crisi di pianto frequenti, significa che nel vostro rapporto sta suonando una sirena enorme con la scritta: allarme rosso. Sturatevi le orecchie e accorrete sul luogo del disastro, forse si può ancora fare qualcosa).

    E se davvero nulla di vivo vi tiene più insieme, allora lascialo, e azzera da sola la tua vita. Solo così un giorno potrai incontrare un uomo che avrà già azzerato la sua e non il solito coniuge annoiato in cerca di evasione: lo specchio di chi sei tu adesso.

    7/20/2009

    LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO - Fabrizio de André

     

    con un tramonto così de andrè è una carezza sul cuore

    YouTube - LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO - Fabrizio de André
      
    7/15/2009

    quindiciluglioduemilanove

    quando si inizia ad aver percorso un certo numero di anni, ecco che si ha il privilegio, che solo il tempo concede, di aver assistito al compiersi di alcune strade, alcune vicende. Anche se non sono la parte più consistente della tua vita, dà sicurezza sapere che ci sono, che si può dare una occhiata a dove quei cammini sono finiti.

    le cose si vedono meglio quando la vita ci ha messo una distanza che le rende innocue. è allora che possono diventare parola.

    7/8/2009

    l' Italia s'è rotta

     

    Quote

    YouTube - l' Italia s'è rotta
      
    7/5/2009

    le ali della libertà – vincenzo costantino chinaski

    E la tua schiena sorride e mi innamora
    Di mondi, che se anche già conosciuti, mi portano via
    E poi arriva Romeo
    Cane senza medaglie
    A dirmi, a guardarmi e a solleticarmi
    Di niente
    Che niente è quello che volevo
    E niente è quello che ho visto.
    Un culo può essere pieno di desiderio
    Ma è solo un magazzino d’idee.
    Il culo ti affascina
    Perché ti ricorda
    Te stesso
    Amore mio.
    Le ali della libertà
    Sono solo una conquista ubriaca
    Di una vita ubriaca
    E non c’è verso
    Di cambiare verso.

    6/19/2009

    Villa spericolata

    Voglio una villa maleducata - con la piscina piena di gin - voglio una bionda super truccata - con cui giocare insieme a nascondin - voglio una villa che non è mai tardi - per far scoppiare in spiaggia due petardi - voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.
    E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin - a cercar foto sconce sotto i cuscin - ma forse non le troveremo mai - e allora amici cari saranno guai - mia moglie furibonda - la Cia che mi sfonda - e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh.
    Voglio una villa spericolata - con Smaila al piano e Bondi al clarin - voglio una pillola esagerata - che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn - voglio una villa che non è mai tardi - per travestirsi tutti da ghepardi - voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.
    E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli - per mangiar con le amiche pizza e fagioli - ma non la digeriranno mai - vorranno un diamante o una fiction in Rai.
    Ognuna col suo book - ognuna col procuratore - ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh. Voglio una villa maleducata - dove sposare una disoccupata - voglio un Paese che se ne frega - e guarda i tiggì senza fare una piega - voglio un Paese che sia pieno di tordi - li voglio ciechi muti e pure un poco sordi - voglio un Paese che di me non si scordi.
    (Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).

    Massimo Gramellini

    l’oroscopo che posticipa gli eventi

    In onore della fase di pulizia karmica del tuo ciclo astrale, ti invito a fare un esercizio: immagina un pozzo nel bel mezzo del deserto che contiene tutto quello che hai consumato, rovinato o che ti sta troppo stretto. Ci sono i tuoi vecchi mobili, i tuoi vestiti preferiti di una volta, i vecchi cd e le scatole vuote dei cereali che ti piacciono. Quest’ammasso di rifiuti, però, contiene qualcosa di più interessante: le foto che ti ricordano i sogni a cui hai rinunciato, i souvenir di rapporti andati male, i simboli di credenze svanite e le idee di te stesso a cui un tempo ti ispiravi. Nel pozzo ci sono le cose che per te sono morte. Sei riuscito a evocare questa visione? Adesso immagina di cospargere di benzina quel cumulo di roba e di dargli fuoco. Poi, guardalo bruciare